martedì 10 gennaio 2012

Nessuno mi ha chiesto niente...ma: Tim Tebow

Nessuno mi ha chiesto niente ma...
mi è recentemente passato tra le mani un articolo, parla in modo non banale di un fenomeno dello sport a stelle e strisce, precisamente parliamo di NFL (National Football League) e di Denver Broncos e del loro quarterback, Tim Tebow. 
Chi è Tim Tebow e perchè si parla tanto di lui (negli USA), beh non più di 2 giorni fa ha guidato Denver alla vittoria contro Pittsburgh, ma non è questo che lo definisce...anzi.
Nato a Makati (Filippine) il 14 Agosto 1987, da genitori statunitensi (missionari cristiano-battisti) ha cominciato a far parlare di sè sportivamente al college di Florida ma la pietra dello scandalo è uno spot di 30 secondi durante il Superbowl 2010 (la finale che assegna il titolo per chi non lo sapesse, qualcosa come l'evento  sportivo più seguito d'America), per conto di una nota associazione Americana pro-life (Focus On The Family) la madre raccontava della nascita di Tim, di come, a causa di una infezione contratta durante la gravidanza, il medico che l'aveva in cura la spingesse verso l'aborto poiché la terapia necessaria avrebbe messo comunque a rischio la vita della donna, della scelta di portare avanti la gravidanza. Ora questo è come lo riassumo io, devo necessariamente precisare che la parola aborto non è mai menzionata nello spot che è a dispetto dell'argomento per nulla banale costruito con toni estremamente sobri (guardare per credere Spot Tebow). Essendo tutto il mondo paese questo spot ha scatenato una risma di commenti facilmente prevedibili, solo qualche voce fuori dal coro ha ammesso che lo spot è uno spot profondamente pro-choice, solo che lo "scandalo" era dato dal fatto che la scelta mostrata non è quella che viene generalmente mostrata dalle associazioni che si proclamano a gran voce come tutelatrici della scelta della donna. Come tante cose che ci stupiscono e ci feriscono emozionalmente il coro intorno a questo spot si è spento, Tim è stato selezionato al draft 2010 dai Denver Broncos, e molti già gli prospettavano di finire nel dimenticatoio sportivo in breve tempo, dopo aver assaporato la notorietà per fattori non strettamente legati all'ambito del football, troppo lento e macchinoso per il gioco dei pro, troppo betweener tra un qb da corsa e uno da lancio, ma non eccellente in nessuna delle due categorie. I Bros partono 1-3 (1 vinta e 3 perse) con Tebow sempre seduto a guardare i compagni, alla quinta Tebow viene lanciato nella mischia(contro i San Diego Chargers),con la squadra irrimediabilmente sotto nel punteggio, (probabilmente anche perchè il coach non sapeva più che pesci pigliare) e conduce Denver a un soffio da una clamorosa rimonta, guadagnandosi così il posto da titolare per la Domenica successiva contro i Miami Dolphins, da lì ha inizio la leggenda di Tebow 6 vittorie nelle 7 partite con lui titolare, il ragazzo che guida con autorevolezza la squadra.  Mark Kiszla , sul Denver Post, scrive: "Tim Tebow è riuscito a far credere ai Broncos di non essere più in grado di perdere. La magia di Tebow è più grande del football e diventa più grande dopo ogni miracolo dell’ultimo minuto. La logica non può spiegare ad esempio la vittoria nei tempi supplementari contro Chicago, a meno che non si ammetta che i Broncos hanno giocato come se fossero predestinati alla vittoria".
Ma quello che colpisce chiunque lo veda in campo, o a bordocampo, o senta una sua intervista è la sua fede, la fede di un ragazzo che inizia ogni intervista ringraziando "Nostro Signore Gesù Cristo", di per sé non una grande novità, tutti gli sport professionistici pullulano di "atleti credenti" che ringraziano Dio per le loro grandi prestazioni sportive, ma Tim è diverso. Innanzitutto professa la sua fede sempre, che sia pregando in campo prima e dopo la partita come partecipando a spot pro-life o ammettendo candidamente che aspetterà il matrimonio prima di avere un rapporto sessuale, la sua fede è un fatto rilevante, il football una questione accessoria, l'avere successo nello sport non diventa la ragione di vita, quanto piuttosto un modo per arrivare a più persone, per raccontare di sé, per portare la propria esperienza e incontrare una persona così vera non lascia mai indifferenti.
Il Wall Street Journal lo chiama il Quarterback di Dio e scrive:" nel caso di Tebow, quello che sembra dare energia ai suoi sostenitori – e che fa impazzire i suoi critici – non è tanto la sua fede evangelica in sé, ma la generosità e il senso di giustizia che la sua fede gli ispira "
Frank Bruni, opinionista del New York Times, scrive: " Tebow è spinto dalla sua fede e trasmette questa convinzione anche ai compagni. Non c’è bisogno di essere evangelici, né di essere persone religiose e nemmeno di essere un fan del football per essere illuminati dal suo esempio "
Quando, al college, ha vinto il trofeo Heisman (il premio al miglior giocatore di football collegiale dell'anno), non potendo devolvere direttamente il premio in denaro all'orfanotrofio gestito dai genitori (a causa dei regolamenti delle associazioni sportive dei college), è riuscito con l'aiuto del college a coinvolgere moltissimi studenti in attività di volontariato, in modo da poter inviare denaro ad alcuni progetti missionari che gli stanno a cuore. Oppure quando sempre al college ha organizzato il torneo di football femminile per sostenere l'opera della famiglia, e aiutato dalle confraternite, ha ricavatno 340mila dollari.
Questo è un piccolo squarcio di quel che è Tim Tebow, un uomo che non ha paura di dire cosa è importante nella sua vita, un uomo che testimonia la sua fede nei fatti, non con noiosi discorsi, è un uomo che cambia le regole del gioco, che non si lascia incatenare dalle logiche grigie del mondo.
Un uomo insomma da cui credo abbiamo tutti da imparare, credenti o meno, perché è un uomo vivo, che non si censura da solo nel timore di non piacere.

Con questo vi saluto
Fra

Piccola nota a margine, esiste anche la sua autobiografia per chi volesse saperne di più, il titolo è Through My Eyes scritta con Nathan Whitaker.

domenica 24 aprile 2011

Ed è di nuovo Domenica




Il primo giorno della settimana era il terzo giorno dopo la morte di Gesù. Era il giorno in cui Egli si era mostrato ai suoi come il Risorto. Questo incontro, infatti, aveva in sé qualcosa di sconvolgente. Il mondo era cambiato. Colui che era morto viveva di una vita, che non era più minacciata da alcuna morte. Si era inaugurata una nuova forma di vita, una nuova dimensione della creazione. Il primo giorno, secondo il racconto della Genesi, è il giorno in cui prende inizio la creazione. Ora esso era diventato in un modo nuovo il giorno della creazione, era diventato il giorno della nuova creazione. Noi celebriamo il primo giorno. Con ciò celebriamo Dio, il Creatore, e la sua creazione. Sì, credo in Dio, Creatore del cielo e della terra. E celebriamo il Dio che si è fatto uomo, ha patito, è morto ed è stato sepolto ed è risorto. Celebriamo la vittoria definitiva del Creatore e della sua creazione. Celebriamo questo giorno come origine e, al tempo stesso, come meta della nostra vita. Lo celebriamo perché ora, grazie al Risorto, vale in modo definitivo che la ragione è più forte dell’irrazionalità, la verità più forte della menzogna, l’amore più forte della morte. Celebriamo il primo giorno, perché sappiamo che la linea oscura che attraversa la creazione non rimane per sempre. Lo celebriamo, perché sappiamo che ora vale definitivamente ciò che è detto alla fine del racconto della creazione: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”.



(Benedetto XVI, veglia Pasquale 2011)



Buona Pasqua!

sabato 23 aprile 2011

Sabato Santo




Le misericordie del Signore non sono finite,
non è esaurita la sua compassione;
esse son rinnovate ogni mattina,
grande è la sua fedeltà.
«Mia parte è il Signore - io esclamo -
per questo in lui voglio sperare».
Buono è il Signore con chi spera in lui,
con l'anima che lo cerca.
È bene aspettare in silenzio
la salvezza del Signore.



(Lam 3, 22-26)

sabato 1 maggio 2010

Primo Maggio - Sapere obbedire


La festa del primo maggio si lega a quella di San Giuseppe lavoratore. Il Santo custode della famiglia di Nazareth è anche il simbolo del lavoro cristiano. Il lavoro che dà buoni frutti perché svolto nell'obbedienza al Signore. E' l'obbedienza che caratterizza San Giuseppe. Obbedienza a Dio e alle condizioni che Egli gli ha presentato, spesso opposte a quello che aveva immaginato Giuseppe. Ma Giuseppe non si lascia intimorire. Sa che il bene che gli ha preparato Dio è più grande dei suoi progetti e della sua iniziativa.

Occorre anche a noi un'educazione all'obbedienza. L'obbedienza anzitutto a Dio e alla Sua Chiesa. Ci aiuti in questo San Giuseppe.

domenica 4 aprile 2010

Pasqua 2010

"Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete, - dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere."
(San Pietro, Atti degli Apostoli)
Alla vittima pasquale, s'innalzi oggi il sacrificio di lode.
L'agnello ha redento il suo gregge,
l'Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto; e vi precede in Galilea».

Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza.

(Sequenza Pasquale)

venerdì 2 aprile 2010

Prima che sia Domenica


"Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore. In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore."
(Isaia)

domenica 21 febbraio 2010

Tutti i browser sono uguali. No?

Se voi comprate una BMW il motore è BMW e non pretendete l'acquisto di un motore a scelta tra 7 o 8 case produttrici. Assolutamente poi non volete che nel caso vi si ponga la scelta tra i motori vi si dica che sono tutti uguali.

Ora parliamo di browser. Perché un sistema operativo non può uscire fatto e finito con tanto di browser? Lo fa Windows, lo fa MAC OSX e lo farà Chrome OS se e quando esisterà. O pensate che Google vi farà mettere Opera sul suo splendido sistema operativo?

Anzitutto se io ti propongo un sistema operativo mi permetto di fornirtelo completo dei programmi che ritengo utili preinstallati. E se la macchina, per tornare al paragone iniziale, ha l'accendisigari ma io non fumo, mi limiterò a non usarlo.

Secondo: a me Chrome non va proprio giù e Safari va giù solo su Mac. Non tutti i browser hanno le stesse caratteristiche e la stessa qualità. In un ballot screen già sbagliato in partenza non voglio vedermi equiparati IE8 o Firefox a Chrome che è un groviera di sicurezza né a Safari che su PC mi inocula l'odioso servizio bonjour, quick time e i-tunes. Tutti programmi che vorrei avere tanto quanto vorrei avere l'influenza suina.

venerdì 25 dicembre 2009

Nel Natale c'è già la nostra salvezza


"Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l'ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre."
San Paolo

lunedì 23 novembre 2009

Chesterton docet

Abbiamo già cominciato a sguainare spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate.

Perché rubare e malmenare è diventato diritto. Denunciare una rapina è diventata violenza.

Vedi l'articolo di Renato Farina