venerdì 25 dicembre 2009

Nel Natale c'è già la nostra salvezza


"Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l'ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre."
San Paolo

lunedì 23 novembre 2009

Chesterton docet

Abbiamo già cominciato a sguainare spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate.

Perché rubare e malmenare è diventato diritto. Denunciare una rapina è diventata violenza.

Vedi l'articolo di Renato Farina

domenica 15 novembre 2009

Troppa cultura, troppa politica

Che il crocifisso sia il simbolo di alcuni valori è innegabile.
Che il crocifisso sia il simbolo di una certa cultura è lapalissiano.
Che il crocifisso sia il simbolo di consolidate tradizioni è certo.

Però ricordiamoci che il crocifisso è Cristo.

sabato 5 settembre 2009

ONU negazionista.

Finché i negazionisti sono pochi esaltati professorucoli del centro europa non ho nulla da obiettare, anche perché non possono negare nulla di quanto accaduto di fronte al fatto della Shoah. Sono castelli di carte che crollano all'evidenza di quei luoghi e di quei morti.
Certo che poi è diverso se invece il negazionista si chiama ONU e sposta l'attenzione ai programmi scolastici dei bambini palestinesi, di modo che nessun pietismo possa insinuarsi nell'indottrinamento dei terroristi di domani. L'ONU gestisce l'istruzione di questi bambini e l'ONU non lascia apparire traccia alcuna dell'olocausto nei libri dei giovani virgulti dell'ideologia. Per rispettare il quieto vivere.

Per approfondire vedi l'articolo de Il Foglio

martedì 26 maggio 2009

Hitlerjugend!

Artículo III: "A partir de la vigencia de la presente Ley, la PATRIA PODESTAD DE LAS PERSONAS MENORES de 20 AÑOS de edad SERÁ EJERCIDA por el ESTADO a través de las personas u organizaciones en que este delegue facultad".

Artículo IV: "TODO MENOR DE EDAD permanecerá al cuidado de sus padres HASTA tanto cumpla la EDAD de 3 AÑOS, pasados los cuales DEBERÁ SER CONFIADO para su educación física y mental así como para capacidad cívica, A LA ORGANIZACION DE CIRCULOS INFANTILES organismo que por esta Ley queda facultado para disponer laGUARDA Y CUIDADO de la persona y EJERCICIO DE LA PATRIA PODESTAD de estos menores".

Artículo V: "La Organización de Círculos Infantiles dictará las predicciones necesarias para que todo menor de edad comprendido entre los 3 y 10 años permanezca en la Provincia donde residen los padres y procurando que sea TENIDO EN EL DOMICILIO DE LOS MISMOS no menos de DOS (2) DIAS AL MES, para que no pierda contacto con el núcleo familiar".



Un applauso al presidente del Venezuela per questa legge. E all'ONU perché considera il Venezuela una democrazia. Questo è un abominio!

Ringrazio Francesca per la segnalazione

giovedì 21 maggio 2009

Birra in compagnia, ciao Parlomaria!

DoveCastellanza
Quando14/05/2009
Con chiCm, Peter Griffin, Zelo

CM: "Hai scoperto che il mio punto erogeno sono le orecchie. Ma il problema è che è l'unico!"

domenica 19 aprile 2009

Una birra in compagnia, poi un whiskey...

DoveMilano Città Studi
Quando15/04/2009
Con chiClex

CLEX: "Se devi berlo così, la prossima volta comprati un Ballantine"

sabato 11 aprile 2009

Santa Pasqua 2009

"Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro.
Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti."



mercoledì 8 aprile 2009

Domandare, mai disperare


IL CRISTIANO FA DOMANDE IN FACCIA A DIO.
Abruzzo visitato dal Mistero nei giorni della croce
di DAVIDE RONDONI

"Quando accade un terremoto il Mistero prende posto tra gli uomini. O meglio, rivela d’essere tra gli uomini. Perché il Mistero, se avessimo gli occhi e il cuore aperti, lo vedremmo tra noi anche in ogni nascita di bambino o di foglia, in ogni evento minimo che procura gioia o stupore. Ma quando il petto ci viene così scosso allora siamo tutti disposti a riconoscere la sua presenza. Siamo tutti richiamati. E in questi casi alziamo gli occhi per vedere se questo Mistero che ci tiene in mano ha gli occhi o è cieco. Se ha le orbite vuote, piene di buio, o se ha un volto buono. Se fa le cose a caso.
O se ci guarda con predilezione. Nel dolore è più difficile guardare. Lo sappiamo, è più difficile.
Il dolore tende a far calare le tenebre sullo sguardo e siamo portati a vedere solo la nostra pena. È naturale, è umano che sia così. E a veder le case, quelle costruite magari con pena e sudore di anni chiudersi addosso agli abitanti, ai ragazzi, ai piccoli traditi nel sonno lo sguardo si appanna.
Viene quasi da pensare che se si abitava ancora in capanne, meno agi meno morte… Ma sono pensieri inutili. Vani.
Mentre arrivano le notizie orrende dall’Abruzzo, terra cristiana, piena di luoghi di miracoli, dove vive tanta bella gente, viene da fissare il fondo delle cose, il fondo dei perché dei terremoti, come il perché delle gemme e dei bambini, il fondo del fondo delle cose che vediamo con i nostri occhi, pronti a illuminarsi di gioia o a velarsi di pianto. Viene da affacciarsi a un pozzo che ora ci appare buio e cieco e gridare: cosa vuol dire tutto questo? Occorre farlo.
Se non lo facciamo significa che la nostra coscienza e la nostra intelligenza fatta per leggere i segni della vita sono ottuse. Se non lo facciamo, pur a costo di avere capogiri dell’anima, significa solo che siamo meno uomini, non più cristiani. Perché il cristiano non è fatalista. Il cristiano fa domande in faccia a Dio.
Tratta Dio come Dio. Non crede a una natura madre che diventa matrigna così, tanto per gioco.
Francesco, il santo e poeta, lo sapeva bene. Loda le creature, ma non chiama mai madre la natura.
Sapeva che gli uccellini sono belli, ma anche che il lupo è feroce, che l’acqua è chiara ma sapeva che la lebbra da baciare è orrenda lebbra. Che la natura è sorella, ha bellissimi pregi che indicano una creazione buona, ma è anche piena di difetti, come noi. Sorella, non madre. E Francesco loda gli uomini, tra le creature, che sanno perdonare e sopportare il male in nome di Dio. Perché sono suoi. Perché non sono della natura, ma di Dio.
I cristiani di Abruzzo prendano Francesco come guida in queste ore dolenti. Il cristiano nella settimana in cui Cristo si fa esporre sanguinoso sulla Croce dove grida in faccia a suo Padre «perché mi hai abbandonato?», grida con lui. E chi grida al Padre, anche nelle ore del dolore, non solo nelle ore della pace, sarà ascoltato. Invece il vento, le macerie, un cielo pensato come vuoto no, non ascoltano nessuno. E ricacciano ciascuno nella propria disperazione soltanto. Già lo straordinario impeto di amicizia, di soccorso di queste ore è il primo segno che il cuore dell’uomo è fatto per il bene, per donare. Il segno che il Mistero che nostro Padre ci ha inciso nel cuore è il bene.
Perché è un Dio buono. Tale affermazione, in queste ore, è la più desiderata e necessaria. Può non essere uno scandalo solo fissando la croce e i segni del bene. Può essere ragionevole e umano, tra le macerie, affidarsi a un Dio buono.
Dall’Abruzzo visitato dal Mistero, terra ferita e splendida, dove dimorano le ossa dell’apostolo Tommaso e i segni di tanti miracoli, può venire a tutti noi, così vacui e distratti troppe volte, un richiamo potente. Ed estremo. A essere uomini."


Non vorrei aggiungere molto. E' difficile da dire e da pensare. Ma non avranno detto lo stesso i discepoli di Gesù Cristo vedendolo morire? Non aveva detto la stessa cosa Gesù Cristo nell'orto degli ulivi? Davvero tutto questo male è necessario?
Occorre pregare perché anche da queste passioni ci sia concessa la speranza già sapendo che dalla più grande Passione ci fu donata la Resurrezione.
«Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?» (Rm 8,32).

domenica 29 marzo 2009

Langone spiega la morale della favola di Cappuccetto rotto

22 marzo 2009

Langone spiega la morale della favola di Cappuccetto rotto
Perfino chi lo produce ammette che il preservativo non è sicuro e funziona meglio in Groenlandia che in Africa

Sono un uomo e conosco la plastica. Perciò sorrido quando su Repubblica l’infettivologo Moroni definisce il preservativo “un metodo sicuro”. Poveretto, non riesce a tenere il punto nemmeno per tre secondi e già una riga dopo è obbligato a smentirsi: “Se usato bene, dall’inizio alla fine di ogni rapporto ed evitando che si laceri.” Per imparare a governare il cappuccetto ci vuole un po’ di tempo, quasi quanto per imparare a governare l’amore e comunque, anche dopo anni di pratica, in quei momenti è facile dimenticarsi tutto. Il maschio smanioso giustamente si dice allupato e nessuno ha mai visto un lupo, una bestia, preoccuparsi della profilassi. Il cazzo, antica saggezza, non vuole pensieri. Se comincia a riflettere sulle conseguenze, sulla possibilità di prendersi malattie o accollarsi figli, si immalinconisce e si ammoscia.
L’amore fisico è per sua natura irresponsabile, “uno sregolamento di tutti i sensi” per dirla con Rimbaud. L’insigne infettivologo Moroni nella sua smentita sembra alludere alla favola, che tanto favola non è, di Cappuccetto Rotto. Bisogna evitare che si laceri, certo, ma come si fa non ce lo spiega, si vede che all’Università di Milano, dove insegna, dopo tante ricerche non ne sono ancora venuti a capo. Per capire come stanno davvero le cose mi sono andato a studiare non il Catechismo della Chiesa Cattolica, non l’Osservatore Romano, non il Messaggero di Sant’Antonio, che potrebbero veicolare pregiudizi antiscientisti, bensì il materiale esplicativo fornito da Akuel, la marca dei preservativi reperibili in ogni farmacia. L’espositore è su tutti i banconi, non fate finta di non averlo mai visto. Uno dei numerosi modelli si chiama Sicuro e basta il nome per gettare un’ombra sull’affidabilità della gamma restante. Uno si chiama Nudo: “Sottilissimi, impercettibili, per l’intimità più completa”. Uno si chiama Nulla. Secondo l’infettivologo Moroni, secondo il presidente della Commissione europea Barroso, secondo i nemici del Papa (Francia o Spagna azzanna azzanna) che in questi giorni stanno abbaiando da tutti i media si dovrebbe affidare un intero continente, l’Africa, a Nulla. E adesso comincio a leggere, e a leggervi, le istruzioni per l’uso presenti in ogni confezione. Prima però vorrei chiedere alle persone molto sensibili di lasciar perdere, di passare ad altro articolo: non vorrei disgustarle, l’argomento è quello che è.
“Aprire la bustina ed estrarre il preservativo con delicatezza, facendo attenzione a non danneggiarlo con le unghie”. Sembra di capire che prima di ogni incontro potenzialmente torrido sia indispensabile fare un salto dalla manicure. Chissà se nei villaggi del Camerun esiste questa figura professionale, nemmeno a Parma ne ho mai conosciuta una, frequento negozi di barbiere in cui è già molto che ci sia il barbiere, così le unghie me le taglio a casa da solo, malissimo. “Stringere tra indice e pollice il piccolo serbatoio che si trova all’estremità, in modo da farne uscire l’aria che potrebbe causare rotture”. Pur essendo un maschio di lungo corso questa operazione non riesco a capirla bene, ho comunque il sospetto che per eseguirla alla perfezione ci vorrebbero almeno tre mani. “Assicurarsi che rimanga dello spazio in punta per lo sperma”. E se lei prima di cominciare ha voluto accostare le persiane, tu che fai, come ti assicuri, usi gli occhiali a infrarossi? “Subito dopo l’eiaculazione, estrarre il pene mentre ancora è eretto, tenendo stretto il bordo del preservativo con due dita, per evitare che si sfili”. Molti sanno che dopo l’esito anche la donna più feroce si percepisce romantica e gradisce che l’uomo rimanga per qualche minuto dentro di lei. Nel caso contrario, quello con rapida estrazione e fuga, si sente trattata come una prostituta. Sentimento e sicurezza sono in questa fase più incompatibili che in altre. Mi tocca dirlo: Akuel e il professor Moroni (forse anche Barroso) caldeggiano tempi e modi che sono tipici dei rapporti mercenari. Non è finita qui, le istruzioni sono fitte e l’azienda produttrice non ci risparmia una lunga serie di avvertenze finali, ognuna con la sua faccetta imbronciata piazzata a fianco. “Non usare il preservativo dopo la data di scadenza indicata”. Il mondo è pieno di signori con la patente scaduta, col libretto scaduto, con la bolletta scaduta, chissà quanti di loro controllano periodicamente la scadenza dei cappuccetti. “Non tenere i preservativi al caldo”. Ci avevano raccontato che erano la soluzione ideale per l’Africa e invece sono più efficaci in Groenlandia. “Non usare lubrificanti a base oleosa (ad esempio vaselina, olio per bambini): possono danneggiare il preservativo”. Non fatemi entrare in dettagli, vi prego, voglio soltanto condividere con voi la mia impressione che questi oggettini in lattice sembrano potersi danneggiare praticamente con tutto, forse anche con lo sguardo. E ho saltato qualche faccetta imbronciata altrimenti facevamo notte. Arrivato alla fine del papiello ritorno all’introduzione, che avevo dimenticato di leggere. Qui nessuna faccetta ma ulteriori mani avanti. “Benché nessun contraccettivo possa garantire una sicurezza al 100 per cento…”. Siamo d’accordo, di sicuro nella vita c’è solo la morte. “I preservativi sono intesi per uso vaginale: l’uso al di fuori del rapporto vaginale può aumentare il rischio che il preservativo si sfili o venga danneggiato”. Ci siamo intesi benissimo, nonostante il linguaggio reticente, peccato che l’Aids provenga in primo luogo da Sodoma. Chiunque sappia leggere l’italiano e si rechi in farmacia può verificare, come ho fatto io, che la Akuel conferma una per una le parole di Benedetto XVI: “I preservativi non sono sicuri”. Affermazione sulla quale non ho mai avuto il minimo dubbio perché io sono un uomo che conosce la plastica, e perché il Papa è infallibile.

di Camillo Langone

venerdì 13 marzo 2009

Preferisco la gente insana di mente

Un po' di sana follia... Bluvertigo - Fuori dal Tempo

sabato 28 febbraio 2009

Il tempo delle mele... è finito.

Quando basta una mora per disintegrare l'apparente solidità e avvenenza della mela (RIM vs Apple)...

martedì 10 febbraio 2009

Leopardi. Quella misteriosa Natura che voleva tenere in vita Eluana

martedì 10 febbraio 2009


«Un esempio di quando la ragione è in contrasto colla natura. Questo malato è assolutamente sfidato e morrà di certo fra pochi giorni. I suoi parenti per alimentarlo come richiede la malattia in questi giorni, si scomoderanno realmente nelle sostanze: essi ne soffriranno danno vero anche dopo morto il malato: e il malato non ne avrà nessun vantaggio e forse anche danno perchè soffrirà più tempo. Che cosa dice la nuda e secca ragione? Sei un pazzo se l'alimenti. Che cosa dice la natura? Sei un barbaro e uno scellerato se per alimentarlo non fai e non soffri il possibile. È da notare che la religione si mette dalla parte della natura» (G. Leopardi. Zibaldone, Luglio-Agosto 1817).

Il contesto da cui abbiamo tolto questo brano di Giacomo Leopardi è una riflessione sul contrasto che esiste tra la “ragione” (che Leopardi intende nell’accezione illuminista, “la nuda e secca ragione”) e la “natura”, che fra tutte le parole è la parola leopardiana per eccellenza.
Abbiamo scelto di presentarvi questo breve testo in giorni drammatici come quelli che stiamo vivendo non già perché desideriamo forzare le parole del grande poeta a un pensiero che non è il suo, ma perché il suo pensiero è interessante in sé.
È interessante, sommamente interessante innanzitutto perché è un pensiero ferito. A Leopardi non interessa produrre armonie, ossia discorsi in grado di dare a ogni cosa il suo posto. La frattura tra la nuda e secca ragione e la natura è insanabile. Bisogna accettare lo scandalo. Il grande genio accetta lo scacco, l’uomo modesto cerca sempre l’equilibrio, il riparo sotto l’ala del discorso giusto.
La natura è misteriosa, produce grandezza ma anche orrore, mentre la ragione nuda e secca rifugge il mistero e si limita a calcolare su quello che ha. Eppure non può non tener conto della forza della natura, pena il trasformarsi essa stessa in un sogno, il sogno delle magnifiche sorti e progressive.
La natura “è quella che spinge i grandi uomini alle grandi azioni”, scrive il grande poeta, ma al tempo stesso essa “ripugna... dall’utilità della fatica”, non solo, ma inclina anche “a moltissime altre (cose, n.d.r.) o dannose o inutili o proibite, illecite, e condannate dalla ragione”, fino “a danneggiare o a distrugger se stessa”.
Al tempo stesso, però, con grande acutezza, Leopardi osserva che “la religione si mette dalla parte della natura”, ossia di questa natura contraddittoria, intrattabile, irriducibile, che produce Aristotele e Alessandro Magno ma anche l’eruzione del Vesuvio. La religione, in altre parole, si mette dalla parte del mistero: sempre e comunque.
Mille “se”, mille “ma”, mille “però” sorgono a questo punto in noi. Se la natura si autodistrugge, cosa deve fare la religione? Accettare l’autodistruzione, o intervenire? E intervenire in nome di che? Della natura no di certo, della ragione men che meno.
Ma Leopardi a queste conseguenze non è interessato. Sono linee minori, conflitti interiori, problemi particolari. Tutti noi abbiamo però constatato la capacità di trasformazione dell’uomo che un evento tragico possiede. Tutti abbiamo visto uomini mediocri trasformarsi in giganti per l’effetto di un dolore inspiegabile, ingiusto e crudele. O, meglio: per l’effetto del “sì” detto a quel dolore, per quanto spropositato e incomprensibile. Un “sì” che rasenta la follia ma che, al tempo stesso, appare profondamente, abissalmente ragionevole.
Dopo diversi interventi, su questo o quel quotidiano, in merito al caso Eluana, una sola cosa io so: di essere pressoché una nullità. Di fronte a Eluana, di fronte a suo papà, di fronte a questa tragica vicenda, chi sono io? E chi sono io davanti a Leopardi? Nessuno. Io scrivo solo perché dico “sì” a questa circostanza in cui tante persone come me si trovano, e che domanda di parlare di Eluana. Accettando gli errori di valutazione, la superficialità, le intemperanze che sono, spesso, ben difficili da evitare.
C’è un destino che ci interpella, al quale la nuda e secca ragione non può dire di sì. Perché alimentare artificialmente questa persona? Perché impiegare personale ospedaliero quando potrebbe essere impiegato in altri casi, in cui forse la vita ha maggiori possibilità di essere salvata? La nuda e secca ragione è un “no” perenne, continuo, senza sosta, profondamente amaro. Questa ragione ha vinto ed Eluana non c'è più. La sentiremo tutti, l’amarezza, e sarà la stessa amarezza: la mia come quella di Beppino Englaro.
Per questo la religione sta dalla parte della natura, dice “sì” (e ritiene questo “sì” molto più razionale del “no”) anche nell’imminenza di uno scandalo, di un’assurdità. Dice sì perché la grandezza sta dalla parte del mistero e, con la grandezza, la felicità, la riuscita della vita, il bene. Non è un problema di valori, né di rispote consolatorie. Agitare il valore dell’intangibilità della vita non c’interessa. C’interessa il grido del nostro cuore. Noi non comprendiamo, noi non sappiamo dare un posto a tutto, la realtà ci appare come fratturata. Eppure il nostro cuore continua a gridare perché non vuole morire, perché “il respiro della vita non abbia fine”.

Luca Doninelli

giovedì 5 febbraio 2009

...cosa dicevano i tuoi occhi...

Eluana è su un letto di ospedale, freddo come un tavolo di marmo, marmo come quello di una macelleria, del mattatoio. Cos'è rimasto di quella ragazza, ora donna, che apre gli occhi, respira, a volte sorride...?
Cosa succede ora? Davvero aspettiamo l'ennesimo spargimento di sangue in nome di una vita che -se non rispetta le mondane regole della buona società- merita la morte? Altri decidono se una vita deve essere vissuta o peggio noi stessi, o chi per noi?

Il punto è che negare che la condanna a morte di Eluana sia una condanna a morte è negare che la sua sia vita. Che è negare che la nostra vita sia nostra, cioè dono. Perché tutto ciò che è nostro ci è stato dato, se no è come rubare.
Tutto qui.

venerdì 23 gennaio 2009

Buia era la notte...

Sarò criptico,
ma a volte basta sapere che una persona c'è...
Ed è già grandioso così...

venerdì 16 gennaio 2009

Non è mai troppo tardi

DoveMilano Ortica
Quando15/01/2009
Con chiFede Moro

FEDE: "Credo che tu sia più informatico di me"

giovedì 15 gennaio 2009

lunedì 12 gennaio 2009

Liberi da Dio o schiavi di se stessi?

Certo che le frasi ad effetto "There's probably no god", apparse sugli autobus londinesi sono davvero ad effetto. Ma cosa nascondono? Essenzialmente uomini meschini e superbi, come me, come ognuno di noi. Non migliori e di certo non dei novelli Prometeo. Il rischio è che quel "no god" si trasformi nella divinizzazione del particolare, si tratti esso della carriera, del denaro, di se stessi, della scienza, dell'ambiente, del potere, della pace, dell'ateismo. Tutto può diventare un valore, uno sforzo di se stessi per riuscire in una cosa, un perbenismo, una regola. E nulla regge. Tutto collassa al suolo quando tante altre parti della realtà, che a voler ben vedere sono fuori dal nostro controllo, ci sfuggono. E' un voler affermare inevitabilmente il proprio limite.
E poi vuoi mettere la categoria della probabilità con una certezza?
Io sono certo che Dio c'è.

PS: se la Chiesa Cattolica avesse accennato un simile gesto pubblicitario ci si sarebbe indignati per lo spreco di soldi. I signori atei invece sono encomiabili attuatori di pluralità e laicità? Ma per favore...

domenica 11 gennaio 2009

La dittatura islamica è già arrivata.

Gli islamici di Milano si dichiarano innocenti: "la preghiera in piazza Duomo a Milano una provocazione? Ma quando mai?".
In fondo questa non è nient'altro che l'ennesima dimostrazione che loro possono fare quello che vogliono, pretendono di farlo a casa nostra e se possibile a nostre spese.
Le loro forme di dialogo funzionano così:
"Tu mi dai una cosa. Punto."
Più o meno lo stesso concetto di dialogo che Hitler ebbe con la Polonia. Tra l'altro eventi recenti dimostrano che l'antisemitismo esiste ancora, ma oggi è degli islamici e della sinistra. O boicottare i negozi degli ebrei e bruciare bandiere israeliane non si chiama più così?

sabato 10 gennaio 2009

Qualche personale considerazione

Da quando è iniziata l'operazione "piombo fuso" seguo, come tutto il mondo l'evolversi della intricata questione israelo-palestinese, la seguo da due note testate giornalistiche italiane -corriere della sera- e -il giornale- la cosa che più di tutte mi sconvolge è la faziosità di tanti, troppi, giornalisti nostrani (e politici). Nemmeno di fronte a una tragedia, come la guerra è sempre e comunque, non trovano di meglio da fare che scannarsi tra loro, il signor Veltroni tra un po' cercherà di convincerci che è colpa di Berlusconi se Israele ha attaccato la striscia di Gaza.Altri politici nostrani (D'alemaper dirne uno) stanno difendendo a spada tratta un governo (Hamas) che ha nel proprio statuto la distruzione del suo vicino (Israele).
E' questo modo di far politica (tipicamente italiano), strumentalizzando tutto quello che capita, anche le più grandi tragedie, raccontando solo una verità faziosa, per darsi addosso che fa VOMITARE.

Lasciando stare, per ora, i disagi nostrani con una classe politica ridicola. Preferirei spendere due parole sul fatto in sè.
Lo stato di Israele è da anni oggetto di ripetuti lanci di razzi da parte del governo di Hamas (governo eletto della striscia di Gaza), ovviamente in questi giorni tutti puntano il dito contro Israele, per le centinaia di morti che questa guerra sta portando, nessuno però parlava dei razzi di Hamas quando cadevano sulle città israeliane, nessuno racconta di come per un israeliano sia "normale" sentire le sirene ogni giorno e correre a ripararsi nel primo posto accessibile pregando che il razzo non cada proprio lì. Nessuno dice che i razzi non sono fuochi d'artificio, ma missili a "corto raggio" e dal potere distruttivo ridotto, certo, ma più che sufficenti per uccidere, e a morire sono ragazzi alla fermata dell'autobus, adulti che stanno andando a fare la spesa, e in questi giorni è stata colpita anche una scuola (lo stato israeliano aveva per fortuna già chiuso le scuole nel sud del paese, altrimenti...).
Con questo non voglio dire che gli israeliani siano dei santi, ma proviamo a metterci nei loro panni, vivere sotto la continua minaccia che un missile ti arrivi in testa (come se la Francia puntasse dei missili dal confine su di noi -staremmo qui a dire, ah poveri francesi e a prenderli?).
Guardiamo ora Hamas, cosa ha fatto per migliorare le condizioni di vita del popolo palestinese nella striscia di Gaza? ha costruito depositi di munizioni vicino alle scuole, postazioni missilistiche nel nord del paese, "nascosto" le proprie caserme all'interno delle città. Ora le conseguenze dei bombardamenti israeliani conivolgono queste realtà.
Israele sta combattendo una guerra impari, contro terroristi senza scrupoli che si fanno scudo del loro stesso popolo per poter poi recitare la parte delle vittime di fronte al resto del mondo. Di contro gli israeliani stanno provocando centinaia di morti e feriti. Ma non è sempre colpa SOLO degli israeliani. Se avete voglia su Youtube c'è la pagina del Tsahal (l'esercito israeliano) che riporta i filmati dei bombardamenti effettuati. Israele telefona a tutti gli abitanti di una zona 10 minuti prima di bombardarla, per cui quando sentiamo che il tale capo di Hamas è stato ucciso con le 4 mogli e i 10 figli, pensiamo un momento a chi ha deciso che dovevano morire...pensiamo a chi ha deciso di martirizzarli per farne un simbolo -e a come i nostri media distorcano la realtà omettendone una parte-.

La chiudo qua, precisando due semplici cose: la prima è che sono contrario alla guerra in ogni sua forma, perchè a rimetterci sono sempre e solo i più poveri e le famiglie.
La seconda è che questo mio intervento vuole solo invitare chiunque legga a documentarsi -per quanto possibile- di più, a non accontentarsi della visione di un giornale, perchè purtroppo, nella nostra società, la società dello spettacolo e dei reality, il giornalismo è ormai troppo profondamente intriso dalla politica per poter essere vera INFORMAZIONE.

Concludo veramente invitandovi a unirvi alla preghiera del Santo Padre dopo l'angelus di Domenica 4 Gennaio:

<Le drammatiche notizie che ci giungono da Gaza mostrano quanto il rifiuto del dialogo porti a situazioni che gravano indicibilmente sulle popolazioni ancora una volta vittime dell’odio e della guerra.

La guerra e l’odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente. Preghiamo, dunque, affinché "il Bambino nella mangiatoia... ispiri le autorità e i responsabili di entrambi i fronti, israeliano e palestinese, a un’azione immediata per porre fine all’attuale tragica situazione".>>

domenica 4 gennaio 2009

7

Per Microsoft sembra essere giunto il momento del riscatto... I tester (più o meno ufficiali) sono concordi: dopo Vista c'è Windows 7: più veloce, più prestante e più appetibile. Staremo a vedere, intanto io l'ho provato...
Preview della Beta su Crossing.it

sabato 3 gennaio 2009

Bentornati dalle ferie.

Work it Harder Make it Better
Do it Faster Makes us Stronger
More than Ever hour after
Our work is Never over