BUON NATALE
mercoledì 24 dicembre 2008
Buon Natale
A tutti gli affezionati lettori e alle loro famiglie porgo (a nome di tutti, credo) un caro augurio di
sabato 20 dicembre 2008
That's the way you came back from Norway!
| Dove | Milano Città Studi |
| Quando | 19/12/2008 |
| Con chi | Lions |
LIONS: "Lunedì c'è la cena chimici."
IO: "Ottimo: la cena fistoni."
LIONS: "Fistùn de verza."
martedì 16 dicembre 2008
sabato 6 dicembre 2008
lunedì 1 dicembre 2008
Mondo Piccolo
Mi colpisce ogni volta Guareschi e il mondo che ha inventato: il mondo piccolo che è Brescello, ma non lo è davvero, perché il mondo di Peppone e don Camillo ha un'unica legge: il cuore degli uomini, e un'unica autorità: il Cristo del Crocifisso. C'è tutto Giovannino Guareschi in quel mondo. Guardando i film di don Camillo non dobbiamo credere che il protagonista si riduca ad essere don Camillo, perché non è così: il protagonista è anche un po' Peppone e un po' la signora Cristina, un po' il vecchio dottor Spiletti e un po' il Brusco... Perché è inutile pensare che un uomo sia tutto lì in un personaggio (personaggi che peraltro non sono né stereotipi né macchiette, bensì a tutto tondo, e sfido a trovarne nella letteratura italiana del '900). E' così, la gente della bassa è rossa come Peppone, brutale come don Camillo, tradizionalista come la signora Cristina, ostinata come Spiletti e sanguigna come il Brusco. E' qualunquismo? Non è forse più una acuta osservazione da parte dell'Autore della grandezza e della bassezza di cui ciascun uomo è capace?
Con il bisogno di andare al di là delle crude ideologie.
Con il bisogno di andare al di là delle crude ideologie.
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sabato 29 novembre 2008
sabato 22 novembre 2008
I poveri gatti.
Sul sito di Repubblica, che dovrei smettere di leggere per tutelare il mio fegato e il mio cervello, è apparso un interessante articolo che celebra la vittoria della giustizia: un uomo che lasciò morire di fame il proprio indifeso gattino è stato condannato a tre mesi. Con tanto di commenti dei lettori indignati: "Tre anni dovevano dargli e non tre mesi! Poveri gattini! Che schifo gli uomini!"
Condanniamo pure il gesto di quell'uomo, ma non permettiamo che accada la stessa cosa ad una persona, tacendo. Vogliamo lasciar morire Eluana peggio di una bestia? Non ci sarà nessun giudice poi a condannarne il carnefice...
Condanniamo pure il gesto di quell'uomo, ma non permettiamo che accada la stessa cosa ad una persona, tacendo. Vogliamo lasciar morire Eluana peggio di una bestia? Non ci sarà nessun giudice poi a condannarne il carnefice...
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venerdì 14 novembre 2008
Non è giusto.
Se un uomo muore i benpensanti gridano allo scandalo, dicono che non è giusto morire così giovani, dicono che non è giusto che avvenga così, che se ci fosse un qualche dio dovrebbe impedire certe cose.
Poi gli stessi benpensanti chiedono che una persona viva sia lasciata morire di fame. Non è eutanasia. E' omicidio volontario. E dicono sia giusto così, quelle stesse persone, con tanto di toga e di ermellino.
Non è giusto che avvenga così... Adesso però lo dico io!
Gli handicappati vengono già da tempo eliminati fisicamente prima ancora di nascere, i malati adesso si possono uccidere. Il prossimo passo sarà ammazzare i vecchi soli e i figli orfani. Tanto soffrirebbero e basta e prima o poi dovrebbero morire.
E Dio lo permette, ma poi sarà Lui a giudicare.
E' un mistero terribile la morte, che io non capisco appieno, che fa soffrire tantissimo, perché non siamo capaci di comprendere come mai qualcuno ci possa abbandonare. Come si fa a categorizzarla, a giudicarla, a legiferarla?
Quanto siamo piccoli a volte noi uomini.
Non immaginate quanto io ci stia male.
Poi gli stessi benpensanti chiedono che una persona viva sia lasciata morire di fame. Non è eutanasia. E' omicidio volontario. E dicono sia giusto così, quelle stesse persone, con tanto di toga e di ermellino.
Non è giusto che avvenga così... Adesso però lo dico io!
Gli handicappati vengono già da tempo eliminati fisicamente prima ancora di nascere, i malati adesso si possono uccidere. Il prossimo passo sarà ammazzare i vecchi soli e i figli orfani. Tanto soffrirebbero e basta e prima o poi dovrebbero morire.
E Dio lo permette, ma poi sarà Lui a giudicare.
E' un mistero terribile la morte, che io non capisco appieno, che fa soffrire tantissimo, perché non siamo capaci di comprendere come mai qualcuno ci possa abbandonare. Come si fa a categorizzarla, a giudicarla, a legiferarla?
Quanto siamo piccoli a volte noi uomini.
Non immaginate quanto io ci stia male.
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giovedì 13 novembre 2008
Birra in due, anzi in sei
| Dove | Milano Città Studi |
| Quando | 13/11/2008 |
| Con chi | Rod, Beppe, Eros, Bonzo, Enrica |
IO "Salutami Sandra e Raimondo, mi raccomando..."
martedì 11 novembre 2008
And I've spent all my money...
| Dove | Milano Città Studi |
| Quando | 11/11/2008 |
| Con chi | Beppe, Guido, Silvia |
GUIDO "La parrucchiera? Alle 4 di mattina? A Porta Vittoria?"
lunedì 10 novembre 2008
Che bello...
cinque autori e cinque cerebrolesi...presto o tardi ve ne daranno prova...io e gughi abbiamo già cominciato...
sarà divertente...
sarà divertente...
Adesso siamo in 5 a ballare l'Hully-Gully
Il birraiolo SteBro e l'ilare Rod portano a cinque il numero di autori di questo blog... Numero che salvo sorprese dovrebbe essere definitivo... Certo, io aspetto i loro post e quelli di Lions...
sabato 8 novembre 2008
Patetici
Far passare per giusto e normale ciò che è criminale e assurdo. E' il compito di "la Repubblica" che mischia una sua giornalista agli studenti (se erano tali veramente) che oggi hanno cercato di occupare simbolicamente la stazione Ostiense a Roma (cioè di rovinare la vita a molti pendolari della capitale). Assurdo. Un articolo fazioso e distorto volto solo a infangare gli agenti di polizia che passano per essere violenti picchiatori. Un articolo che invece mette in buona luce i presunti studenti. Che male c'è nell'assaltare una stazione e bloccare i treni? E' solo un atto dimostrativo. Un domani si dirà lo stesso quando si darà fuoco ad una casa o si abbatterà un campanile...
Poi qualcuno avvisi questi "studenti" che il ministro Gelmini ha cambiato le carte in tavola...
Il patetico e facinoroso articolo di la Repubblica
Poi qualcuno avvisi questi "studenti" che il ministro Gelmini ha cambiato le carte in tavola...
Il patetico e facinoroso articolo di la Repubblica
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venerdì 7 novembre 2008
Discorso di Obama
Ciao Chicago!
(APPLAUSO) Se ancora c'è qualcuno che dubita che l'America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava.
(APPLAUSO) La risposta sono le code che si sono allungate fuori dalle scuole e dalle chiese con un afflusso che la nazione non aveva mai visto finora. La risposta sono le persone, molte delle quali votavano per la prima volta, che hanno atteso anche tre o quattro ore in fila perché credevano che questa volta le cose dovessero andare diversamente, e che la loro voce potesse fare la differenza.
La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d'America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d'America.
(APPLAUSO) La risposta è ciò che ha spinto a farsi avanti coloro ai quali per così tanto tempo è stato detto da così tante persone di essere cinici, impauriti, dubbiosi di quello che potevano ottenere mettendo di persona mano alla Storia, per piegarla verso la speranza di un giorno migliore.
È occorso molto tempo, ma stanotte, finalmente, in seguito a ciò che abbiamo fatto oggi, con questa elezione, in questo momento preciso e risolutivo, il cambiamento è arrivato in America.
(APPLAUSO) Poco fa, questa sera ho ricevuto una telefonata estremamente cortese dal Senatore McCain.
(APPLAUSO) Il Senatore McCain ha combattuto a lungo e con forza in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con maggiore forza per il Paese che ama. Ha affrontato sacrifici per l'America che la maggior parte di noi nemmeno immagina e noi oggi stiamo molto meglio anche grazie al servizio reso da questo leader coraggioso e altruista. Mi congratulo con lui e con la governatrice Palin per tutto quello che hanno ottenuto, e non vedo l'ora di lavorare con loro per rinnovare nei prossimi mesi la promessa di questa nazione.
(APPLAUSO) Voglio qui ringraziare il mio partner in questa avventura, un uomo che ha fatto campagna elettorale col cuore, parlando per le donne e gli uomini con i quali è cresciuto nelle strade di Scranton ...
(APPLAUSO) ... con i quali ha viaggiato da pendolare ogni giorno per tornare a casa propria nel Delaware, il vice-presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden.
(APPLAUSO) Io non sarei qui questa sera senza il sostegno continuo della mia migliore amica degli ultimi sedici anni...
(APPLAUSO) ... la roccia della mia famiglia, l'amore della mia vita, la prossima first lady della nazione...
(APPLAUSO) ... Michelle Obama.
(APPLAUSO) Sasha and Malia...
(APPLAUSO) ... vi amo entrambe moltissimo e ... vi siete guadagnate il cucciolo
(RISATE) ... che verrà con noi alla Casa Bianca...
(APPLAUSO) E mentre siamo qui e lei non è più con noi, so che mia nonna ci sta guardando, insieme a tutta la famiglia che ha fatto di me ciò che io sono. In questa sera così unica mi mancano tutti, e so che il mio debito verso di loro non è neppure quantificabile. A mia sorella Maya, mia sorella Alma, tutti i miei fratelli e le mie sorelle, voglio dire grazie per il sostegno che mi avete dato. Vi sono veramente molto grato.
(APPLAUSO) Al manager della mia campagna David Plouffe...
(APPLAUSO) ... il protagonista senza volto di questa campagna che ha messo insieme la migliore campagna elettorale - credo - nella Storia degli Stati Uniti d'America.
(APPLAUSO) al mio capo stratega David Axelrod...
(APPLAUSO) ... che è stato mio partner in ogni fase di questo lungo cammino... proprio il miglior team di una campagna elettorale mai messo insieme nella storia della politica...
(APPLAUSO) ... voi avete reso possibile tutto ciò, e io vi sarò eternamente grato per i sacrifici che avete affrontato per riuscirci.
Ma più di ogni altra cosa, non dimenticherò mai a chi appartiene veramente questa vittoria: appartiene a voi. Io non sono mai stato il candidato più ideale per questa carica. Non abbiamo mosso i primi passi nella campagna elettorale con finanziamenti o appoggi ufficiali. La nostra campagna non è stata pianificata nelle grandi sale di Washington, ma nei cortili di Des Moines, nei tinelli di Concord, sotto i portici di Charleston. È stata realizzata da uomini e donne che lavorano, che hanno attinto ai loro scarsi risparmi messi da parte per offrire cinque dollari, dieci dollari, venti dollari alla causa. Il movimento ha preso piede e si è rafforzato grazie ai giovani, che hanno rigettato il mito dell'apatia della loro generazione...
(APPLAUSO) ... che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per un'occupazione che offriva uno stipendio modesto e sicuramente poche ore di sonno; ai non più tanto giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo più soffocante per bussare alle porte di perfetti sconosciuti; ai milioni di americani che si sono adoperati come volontari, si sono organizzati, e hanno dimostrato che a distanza di oltre due secoli, un governo del popolo, fatto dal popolo e per il popolo non è sparito dalla faccia di questa Terra. Questa è la vostra vittoria...
(APPLAUSO) So che quello che avete fatto non è soltanto vincere un'elezione e so che non l'avete fatto per me. Lo avete fatto perché avete compreso l'enormità del compito che ci sta di fronte. Perché anche se questa sera festeggiamo, sappiamo che le sfide che il futuro ci presenterà sono le più ardue della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. Anche se questa sera siamo qui a festeggiare, sappiamo che ci sono in questo stesso momento degli americani coraggiosi che si stanno svegliando nei deserti iracheni, nelle montagne dell'Afghanistan dove rischiano la loro vita per noi.
Ci sono madri e padri che resteranno svegli dopo che i loro figli si saranno addormentati e si arrovelleranno chiedendosi se ce la faranno a pagare il mutuo o il conto del medico o a mettere da parte abbastanza soldi per pagare il college. Occorre trovare nuova energia, creare nuovi posti di lavoro, costruire nuove scuole. Occorre far fronte a nuove sfide e rimettere insieme le alleanze.
La strada che ci si apre di fronte sarà lunga. La salita sarà erta. Forse non ci riusciremo in un anno e nemmeno in un solo mandato, ma America! Io non ho mai nutrito maggiore speranza di quanta ne nutro questa notte qui insieme a voi. Io vi prometto che noi come popolo ci riusciremo!
(APPLAUSO)
PUBBLICO: Yes we can! Yes we can! Yes we can!
OBAMA: Ci saranno battute d'arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d'accordo con ogni decisione o ogni politica che varerò da Presidente e già sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre onesto con voi in relazione alle sfide che dovremo affrontare. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nell'opera di ricostruzione della nazione nell'unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni, ovvero mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui.
Ciò che ha avuto inizio ventuno mesi fa, nei rigori del pieno inverno, non deve finire in questa notte autunnale. La vittoria in sé non è il cambiamento che volevamo, ma è soltanto l'opportunità per noi di procedere al cambiamento. E questo non potrà
accadere se faremo ritorno allo stesso modus operandi.
Il cambiamento non può aver luogo senza di voi.
Troviamo e mettiamo insieme dunque un nuovo spirito di patriottismo, di servizio e di responsabilità, nel quale ciascuno di noi decida di darci dentro, di lavorare sodo e di badare non soltanto al benessere individuale, ma a quello altrui. Ricordiamoci che se mai questa crisi finanziaria ci insegna qualcosa, è che non possiamo avere una Wall Street prospera mentre Main Street soffre: in questo Paese noi ci eleveremo o precipiteremo come un'unica nazione, come un unico popolo.
Resistiamo dunque alla tentazione di ricadere nelle stesse posizioni di parte, nella stessa meschineria, nella stessa immaturità che per così tanto tempo hanno avvelenato la nostra politica. Ricordiamoci che c'è stato un uomo proveniente da questo Stato che ha portato per la prima volta lo striscione del partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia in sé, della libertà individuale, dell'unità nazionale. Sono questi i valori che abbiamo in comune e mentre il partito Democratico si è aggiudicato una grande vittoria questa notte, noi dobbiamo essere umili e determinati per far cicatrizzare le ferite che hanno finora impedito alla nostra nazione di fare passi avanti.
(APPLAUSO) Come Lincoln disse a una nazione ancora più divisa della nostra, "Noi non siamo nemici, ma amici, e anche se le passioni possono averlo allentato non dobbiamo permettere che il nostro legame affettivo si spezzi". E a quegli americani il cui supporto devo ancora conquistarmi, dico: forse non ho ottenuto il vostro voto, ma sento le vostri voci, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro presidente.
(APPLAUSO) A coloro che ci guardano questa sera da lontano, da oltre i nostri litorali, dai parlamenti e dai palazzi, a coloro che in vari angoli dimenticati della Terra si sono ritrovati in ascolto accanto alle radio, dico: le nostre storie sono diverse, ma il nostro destino è comune e una nuova alba per la leadership americana è ormai a portata di mano.
(APPLAUSO) A coloro che invece vorrebbero distruggere questo mondo dico: vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e tranquillità dico: vi aiuteremo. E a coloro che si chiedono se la lanterna americana è ancora accesa dico: questa sera noi abbiamo dimostrato ancora una volta che la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dal cumulo delle nostre ricchezze, bensì dalla vitalità duratura dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza.
(APPLAUSO) Perché questo è il vero spirito dell'America: l'America può cambiare. La nostra unione può essere realizzata. E quello che abbiamo già conseguito deve darci la speranza di ciò che possiamo e dobbiamo conseguire in futuro.
In queste elezioni si sono viste molte novità e molte storie che saranno raccontate per le generazioni a venire. Ma una è nella mia mente più presente di altre, quella di una signora che ha votato ad Atlanta. Al pari di molti altri milioni di elettori anche lei è stata in fila per far sì che la sua voce fosse ascoltata in questa elezione, ma c'è qualcosa che la contraddistingue dagli altri: Ann Nixon Cooper ha 106 anni. (APPLAUSO) È nata a una sola generazione di distanza dalla fine della schiavitù, in un'epoca in cui non c'erano automobili per le strade, né aerei nei cieli. A quei tempi le persone come lei non potevano votare per due ragioni fondamentali, perché è una donna e per il colore della sua pelle.
Questa sera io ripenso a tutto quello che lei deve aver visto nel corso della sua vita in questo secolo in America, alle sofferenze e alla speranza, alle battaglie e al progresso, a quando ci è stato detto che non potevamo votare e alle persone che invece ribadivano questo credo americano: Yes, we can.
Nell'epoca in cui le voci delle donne erano messe a tacere e le loro speranze soffocate, questa donna le ha viste alzarsi in piedi, alzare la voce e dirigersi verso le urne. Yes, we can.
Quando c'era disperazione nel Dust Bowl (la zona centro meridionale degli Stati Uniti divenuta desertica a causa delle frequenti tempeste di vento degli anni Trenta, NdT) e depressione nei campi, lei ha visto una nazione superare le proprie paure con un New Deal, nuovi posti di lavoro, un nuovo senso di ideali condivisi. Yes, we can.
PUBBLICO: Yes we can.
OBAMA: Quando le bombe sono cadute a Pearl Harbor, e la tirannia ha minacciato il mondo, lei era lì a testimoniare in che modo una generazione seppe elevarsi e salvare la democrazia. Yes, we can.
PUBBLICO: Yes we can.
OBAMA: Era lì quando c'erano gli autobus di Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma e un predicatore di Atlanta che diceva alla popolazione : "Noi supereremo tutto ciò". Yes, we can.
PUBBLICO: Yes we can.
OBAMA: Un uomo ha messo piede sulla Luna, un muro è caduto a Berlino, il mondo intero si è collegato grazie alla scienza e alla nostra inventiva. E quest'anno, per queste elezioni, lei ha puntato il dito contro uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, passati in tempi migliori e in ore più cupe, lei sa che l'America può cambiare. Yes, we can.
PUBBLICO: Yes we can.
OBAMA: America, America: siamo arrivati così lontano. Abbiamo visto così tante cose. Ma c'è molto ancora da fare. Quindi questa sera chiediamoci: se i miei figli avranno la fortuna di vivere fino al prossimo secolo, se le mie figlie dovessero vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, a quali cambiamenti assisteranno? Quali progressi avremo fatto per allora?
Oggi abbiamo l'opportunità di rispondere a queste domande. Questa è la nostra ora. Questa è la nostra epoca: dobbiamo rimettere tutti al lavoro, spalancare le porte delle opportunità per i nostri figli, ridare benessere e promuovere la causa della pace, reclamare il Sogno Americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo. Viviamo, speriamo, e quando siamo assaliti dal cinismo, dal dubbio e da chi ci dice che non potremo riuscirci, noi risponderemo con quella convinzioni senza tempo e immutabile che riassume lo spirito del nostro popolo: Yes, We Can.
(APPLAUSO) Grazie. Dio vi benedica e possa benedire gli Stati Uniti d'America.
(APPLAUSO) Se ancora c'è qualcuno che dubita che l'America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava.
(APPLAUSO) La risposta sono le code che si sono allungate fuori dalle scuole e dalle chiese con un afflusso che la nazione non aveva mai visto finora. La risposta sono le persone, molte delle quali votavano per la prima volta, che hanno atteso anche tre o quattro ore in fila perché credevano che questa volta le cose dovessero andare diversamente, e che la loro voce potesse fare la differenza.
La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d'America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d'America.
(APPLAUSO) La risposta è ciò che ha spinto a farsi avanti coloro ai quali per così tanto tempo è stato detto da così tante persone di essere cinici, impauriti, dubbiosi di quello che potevano ottenere mettendo di persona mano alla Storia, per piegarla verso la speranza di un giorno migliore.
È occorso molto tempo, ma stanotte, finalmente, in seguito a ciò che abbiamo fatto oggi, con questa elezione, in questo momento preciso e risolutivo, il cambiamento è arrivato in America.
(APPLAUSO) Poco fa, questa sera ho ricevuto una telefonata estremamente cortese dal Senatore McCain.
(APPLAUSO) Il Senatore McCain ha combattuto a lungo e con forza in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con maggiore forza per il Paese che ama. Ha affrontato sacrifici per l'America che la maggior parte di noi nemmeno immagina e noi oggi stiamo molto meglio anche grazie al servizio reso da questo leader coraggioso e altruista. Mi congratulo con lui e con la governatrice Palin per tutto quello che hanno ottenuto, e non vedo l'ora di lavorare con loro per rinnovare nei prossimi mesi la promessa di questa nazione.
(APPLAUSO) Voglio qui ringraziare il mio partner in questa avventura, un uomo che ha fatto campagna elettorale col cuore, parlando per le donne e gli uomini con i quali è cresciuto nelle strade di Scranton ...
(APPLAUSO) ... con i quali ha viaggiato da pendolare ogni giorno per tornare a casa propria nel Delaware, il vice-presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden.
(APPLAUSO) Io non sarei qui questa sera senza il sostegno continuo della mia migliore amica degli ultimi sedici anni...
(APPLAUSO) ... la roccia della mia famiglia, l'amore della mia vita, la prossima first lady della nazione...
(APPLAUSO) ... Michelle Obama.
(APPLAUSO) Sasha and Malia...
(APPLAUSO) ... vi amo entrambe moltissimo e ... vi siete guadagnate il cucciolo
(RISATE) ... che verrà con noi alla Casa Bianca...
(APPLAUSO) E mentre siamo qui e lei non è più con noi, so che mia nonna ci sta guardando, insieme a tutta la famiglia che ha fatto di me ciò che io sono. In questa sera così unica mi mancano tutti, e so che il mio debito verso di loro non è neppure quantificabile. A mia sorella Maya, mia sorella Alma, tutti i miei fratelli e le mie sorelle, voglio dire grazie per il sostegno che mi avete dato. Vi sono veramente molto grato.
(APPLAUSO) Al manager della mia campagna David Plouffe...
(APPLAUSO) ... il protagonista senza volto di questa campagna che ha messo insieme la migliore campagna elettorale - credo - nella Storia degli Stati Uniti d'America.
(APPLAUSO) al mio capo stratega David Axelrod...
(APPLAUSO) ... che è stato mio partner in ogni fase di questo lungo cammino... proprio il miglior team di una campagna elettorale mai messo insieme nella storia della politica...
(APPLAUSO) ... voi avete reso possibile tutto ciò, e io vi sarò eternamente grato per i sacrifici che avete affrontato per riuscirci.
Ma più di ogni altra cosa, non dimenticherò mai a chi appartiene veramente questa vittoria: appartiene a voi. Io non sono mai stato il candidato più ideale per questa carica. Non abbiamo mosso i primi passi nella campagna elettorale con finanziamenti o appoggi ufficiali. La nostra campagna non è stata pianificata nelle grandi sale di Washington, ma nei cortili di Des Moines, nei tinelli di Concord, sotto i portici di Charleston. È stata realizzata da uomini e donne che lavorano, che hanno attinto ai loro scarsi risparmi messi da parte per offrire cinque dollari, dieci dollari, venti dollari alla causa. Il movimento ha preso piede e si è rafforzato grazie ai giovani, che hanno rigettato il mito dell'apatia della loro generazione...
(APPLAUSO) ... che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per un'occupazione che offriva uno stipendio modesto e sicuramente poche ore di sonno; ai non più tanto giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo più soffocante per bussare alle porte di perfetti sconosciuti; ai milioni di americani che si sono adoperati come volontari, si sono organizzati, e hanno dimostrato che a distanza di oltre due secoli, un governo del popolo, fatto dal popolo e per il popolo non è sparito dalla faccia di questa Terra. Questa è la vostra vittoria...
(APPLAUSO) So che quello che avete fatto non è soltanto vincere un'elezione e so che non l'avete fatto per me. Lo avete fatto perché avete compreso l'enormità del compito che ci sta di fronte. Perché anche se questa sera festeggiamo, sappiamo che le sfide che il futuro ci presenterà sono le più ardue della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. Anche se questa sera siamo qui a festeggiare, sappiamo che ci sono in questo stesso momento degli americani coraggiosi che si stanno svegliando nei deserti iracheni, nelle montagne dell'Afghanistan dove rischiano la loro vita per noi.
Ci sono madri e padri che resteranno svegli dopo che i loro figli si saranno addormentati e si arrovelleranno chiedendosi se ce la faranno a pagare il mutuo o il conto del medico o a mettere da parte abbastanza soldi per pagare il college. Occorre trovare nuova energia, creare nuovi posti di lavoro, costruire nuove scuole. Occorre far fronte a nuove sfide e rimettere insieme le alleanze.
La strada che ci si apre di fronte sarà lunga. La salita sarà erta. Forse non ci riusciremo in un anno e nemmeno in un solo mandato, ma America! Io non ho mai nutrito maggiore speranza di quanta ne nutro questa notte qui insieme a voi. Io vi prometto che noi come popolo ci riusciremo!
(APPLAUSO)
PUBBLICO: Yes we can! Yes we can! Yes we can!
OBAMA: Ci saranno battute d'arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d'accordo con ogni decisione o ogni politica che varerò da Presidente e già sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre onesto con voi in relazione alle sfide che dovremo affrontare. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nell'opera di ricostruzione della nazione nell'unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni, ovvero mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui.
Ciò che ha avuto inizio ventuno mesi fa, nei rigori del pieno inverno, non deve finire in questa notte autunnale. La vittoria in sé non è il cambiamento che volevamo, ma è soltanto l'opportunità per noi di procedere al cambiamento. E questo non potrà
accadere se faremo ritorno allo stesso modus operandi.
Il cambiamento non può aver luogo senza di voi.
Troviamo e mettiamo insieme dunque un nuovo spirito di patriottismo, di servizio e di responsabilità, nel quale ciascuno di noi decida di darci dentro, di lavorare sodo e di badare non soltanto al benessere individuale, ma a quello altrui. Ricordiamoci che se mai questa crisi finanziaria ci insegna qualcosa, è che non possiamo avere una Wall Street prospera mentre Main Street soffre: in questo Paese noi ci eleveremo o precipiteremo come un'unica nazione, come un unico popolo.
Resistiamo dunque alla tentazione di ricadere nelle stesse posizioni di parte, nella stessa meschineria, nella stessa immaturità che per così tanto tempo hanno avvelenato la nostra politica. Ricordiamoci che c'è stato un uomo proveniente da questo Stato che ha portato per la prima volta lo striscione del partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia in sé, della libertà individuale, dell'unità nazionale. Sono questi i valori che abbiamo in comune e mentre il partito Democratico si è aggiudicato una grande vittoria questa notte, noi dobbiamo essere umili e determinati per far cicatrizzare le ferite che hanno finora impedito alla nostra nazione di fare passi avanti.
(APPLAUSO) Come Lincoln disse a una nazione ancora più divisa della nostra, "Noi non siamo nemici, ma amici, e anche se le passioni possono averlo allentato non dobbiamo permettere che il nostro legame affettivo si spezzi". E a quegli americani il cui supporto devo ancora conquistarmi, dico: forse non ho ottenuto il vostro voto, ma sento le vostri voci, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro presidente.
(APPLAUSO) A coloro che ci guardano questa sera da lontano, da oltre i nostri litorali, dai parlamenti e dai palazzi, a coloro che in vari angoli dimenticati della Terra si sono ritrovati in ascolto accanto alle radio, dico: le nostre storie sono diverse, ma il nostro destino è comune e una nuova alba per la leadership americana è ormai a portata di mano.
(APPLAUSO) A coloro che invece vorrebbero distruggere questo mondo dico: vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e tranquillità dico: vi aiuteremo. E a coloro che si chiedono se la lanterna americana è ancora accesa dico: questa sera noi abbiamo dimostrato ancora una volta che la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dal cumulo delle nostre ricchezze, bensì dalla vitalità duratura dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza.
(APPLAUSO) Perché questo è il vero spirito dell'America: l'America può cambiare. La nostra unione può essere realizzata. E quello che abbiamo già conseguito deve darci la speranza di ciò che possiamo e dobbiamo conseguire in futuro.
In queste elezioni si sono viste molte novità e molte storie che saranno raccontate per le generazioni a venire. Ma una è nella mia mente più presente di altre, quella di una signora che ha votato ad Atlanta. Al pari di molti altri milioni di elettori anche lei è stata in fila per far sì che la sua voce fosse ascoltata in questa elezione, ma c'è qualcosa che la contraddistingue dagli altri: Ann Nixon Cooper ha 106 anni. (APPLAUSO) È nata a una sola generazione di distanza dalla fine della schiavitù, in un'epoca in cui non c'erano automobili per le strade, né aerei nei cieli. A quei tempi le persone come lei non potevano votare per due ragioni fondamentali, perché è una donna e per il colore della sua pelle.
Questa sera io ripenso a tutto quello che lei deve aver visto nel corso della sua vita in questo secolo in America, alle sofferenze e alla speranza, alle battaglie e al progresso, a quando ci è stato detto che non potevamo votare e alle persone che invece ribadivano questo credo americano: Yes, we can.
Nell'epoca in cui le voci delle donne erano messe a tacere e le loro speranze soffocate, questa donna le ha viste alzarsi in piedi, alzare la voce e dirigersi verso le urne. Yes, we can.
Quando c'era disperazione nel Dust Bowl (la zona centro meridionale degli Stati Uniti divenuta desertica a causa delle frequenti tempeste di vento degli anni Trenta, NdT) e depressione nei campi, lei ha visto una nazione superare le proprie paure con un New Deal, nuovi posti di lavoro, un nuovo senso di ideali condivisi. Yes, we can.
PUBBLICO: Yes we can.
OBAMA: Quando le bombe sono cadute a Pearl Harbor, e la tirannia ha minacciato il mondo, lei era lì a testimoniare in che modo una generazione seppe elevarsi e salvare la democrazia. Yes, we can.
PUBBLICO: Yes we can.
OBAMA: Era lì quando c'erano gli autobus di Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma e un predicatore di Atlanta che diceva alla popolazione : "Noi supereremo tutto ciò". Yes, we can.
PUBBLICO: Yes we can.
OBAMA: Un uomo ha messo piede sulla Luna, un muro è caduto a Berlino, il mondo intero si è collegato grazie alla scienza e alla nostra inventiva. E quest'anno, per queste elezioni, lei ha puntato il dito contro uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, passati in tempi migliori e in ore più cupe, lei sa che l'America può cambiare. Yes, we can.
PUBBLICO: Yes we can.
OBAMA: America, America: siamo arrivati così lontano. Abbiamo visto così tante cose. Ma c'è molto ancora da fare. Quindi questa sera chiediamoci: se i miei figli avranno la fortuna di vivere fino al prossimo secolo, se le mie figlie dovessero vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, a quali cambiamenti assisteranno? Quali progressi avremo fatto per allora?
Oggi abbiamo l'opportunità di rispondere a queste domande. Questa è la nostra ora. Questa è la nostra epoca: dobbiamo rimettere tutti al lavoro, spalancare le porte delle opportunità per i nostri figli, ridare benessere e promuovere la causa della pace, reclamare il Sogno Americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo. Viviamo, speriamo, e quando siamo assaliti dal cinismo, dal dubbio e da chi ci dice che non potremo riuscirci, noi risponderemo con quella convinzioni senza tempo e immutabile che riassume lo spirito del nostro popolo: Yes, We Can.
(APPLAUSO) Grazie. Dio vi benedica e possa benedire gli Stati Uniti d'America.
Discorso di McCain
"Grazie, amici miei, per essere venuti qui in questa bella serata in Arizona.
Amici miei, siamo giuntialla fine di un lungo viaggio. Il popolo americano si è espresso, e lo ha fatto chiaramente. Poco fa, ho avuto l’onore di chiamare il senatore Barack Obama per fargli le mie congratulazioni per la sua elezione a prossimo presidente del paese che entrambi amiamo.In una sfida lunga e difficile come è stata questa campagna elettorale, il suo successo da solo merita il mio rispetto per la sua capacità e la sua perseveranza. Ma il fatto che sia riuscito a fare questo suscitando le speranze di così tanti milioni di americani che una volta credevano erroneamente di contare poco o di avere poca influenza nell’elezione di un presidente americano è qualcosa che ammiro profondamente e mi complimento con lui per averlo raggiunto.
Questa è un’elezione storica e io riconosco il significato speciale che ha per gli afroamericani, e l’ orgoglio particolare che devono provare stanotte.
Ho sempre creduto che l’America offrisse opportunità a tutti coloro che hanno operosità e volontà di coglierle. Anche il senatore Obama lo crede. Ma tutti e due riconosciamo che, anche se abbiamo fatto molta strada dalle vecchie ingiustizie che un tempo macchiavano la reputazione della nostra nazione e negavano ad alcuni americani la piena benedizione della cittadinanza americana, i ricordi di esse avevano ancora il potere di ferire.
Un secolo fa, l’invito a cena alla Casa Bianca del presidente Theodore Roosevelt a Booker T. Washington fu preso come un oltraggio da molti. L’America oggi è lontanissima dalla crudele e altezzosa intolleranza di quei tempi. Non c’è prova migliore di ciò dell’elezione di un afroamericano alla presidenza degli Stati Uniti. Non lasciamo che ci siano ragioni per qualsiasi americano per non avere a cuore la cittadinanza in questa nazione, la più grande della terra.
Il senatore Obama ha raggiunto un grande traguardo per sé stesso e per il suo paese. Io lo applaudo per questo e gli offro le mie sincere condoglianze perchè la sua amata nonna non ha vissuto abbastanza da poter vedere questo giorno. Anche se la nostra fede ci assicura che sta riposando alla presenza del suo Creatore e che sia molto orgogliosa dell’uomo che ha aiutato a crescere.
Il senatore Obama ed io abbiamo avuto le nostre differenze e ne abbiamo discusso, e lui ha prevalso. Non c’è dubbio che molte di queste differenze rimangano. Questi sono tempi difficili per il nostro paese. E io gli prometto stanottedi fare tutto ciò che è in mio potere per aiutarlo a guidarci attraverso le tante sfide che dobbiamo affrontare.
Esorto tutti gli americani che mi hanno sostenuto a unirsi a me non soltanto nel congratularsi, ma offrendo al nostro prossimo presidente la nostra buona volontà e i più sinceri sforzi per trovare modi per riunirci al fine di trovare i compromessi necessari per colmare le nostre differenze e aiutare a ristabilire la nostra prosperità, difendere la nostra sicurezza in un mondo pericoloso e a lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un paese più forte e migliore di quello che abbiamo ereditato.
Qualsiasi siano le nostre differenze, siamo concittadini americani. E vi prego – credetemi - quando dico che nessuna associazione di parole ha mai significato di più per me di quella.
È naturale stasera provare delusione. Ma domani dobbiamo andare oltre e lavorare insieme per far sì che il nostro paese vada ancora avanti. Abbiamo lottato, abbiamo lottato duramente quanto abbiamo potuto.
E se anche ci sentiamo giù, il fallimento è mio, non vostro.
Sono profondamente grato a tutti voi per il grande onore che mi avete concesso con il vostro sostegno e per tutto quello che avete fatto per me. Avrei voluto che il risultato fosse stato diverso, amici miei. La strada è stata difficile fin dall’inizio, ma il vostro sostegno e la vostra amicizia non hanno mai vacillato. Non posso esprimere in modo adeguato quanto vi sono profondamente debitore.
Sono in maniera particolare grato a mia moglie Cindy, ai miei figli, alla mia cara madre, a tutta la mia famiglia e tutti i vecchi e cari amici che sono stati al mio fianco attraverso tutti i molti sali e scendi di questa lunga campagna. Sono sempre stato un uomo fortunato, e non lo sono stato mai così tanto grazie all’amore e all’incoraggiamento che mi avete dato
Lo aapete, le campagne spesso sono più dure per la famiglia del candidato che per il candidato stesso, e così è stato per questa campagna. Tutto quello che posso offrire come risarcimento sono il mio amore e la mia gratitudine e la promessa di sereni anni a venire.Sono anche, naturalmente, molto grato alla governatrice Sarah Palin, una delle migliori candidate che abbia mai visto e una nuova voce di peso nel nostro partito per le riforme e i principi che sono sempre stati la nostra forza più grande. Sono grato a suo marito Todd, ai loro cinque bellissimi figli per la dedizione instancabile alla nostra causa e per il coraggio e l’eleganza che hanno mostrato nella baraonda di una campagna presidenziale. Possiamo guardare tutti con grande interesse al servizio che Sarah Palin renderà in futuro all’Alaska, al Partito repubblicano e al nostro paese.
A tutti i miei compagni della campagna elettorale , da Rick Davis a Steve Schmidt e Mark Salter, fino all’ultimo volontario che ha combattuto così duramente e valorosamente, mese dopo mese, in quella che in alcuni momenti è sembrata la campagna più combattuta dei tempi moderni: vi ringrazio tantissimo. Un’elezione persa non significherà mai per me più del privilegio della vostra fiducia e della vostra amicizia.
Non so che cos a avremmo potuto fare di più per cercare di vincere queste elezioni. Lo lascerò decidere ad altri. Ogni candidato commette degli errori, e io sono sicuro di aver fatto la mia parte di sbagli. Ma non passerò un attimo del mio futuro a rimpiangere quello che avrebbe potuto essere.
Questa campagna è stata e rimarrà il grande onore della mia vita, e il mio cuore è pieno di null’altro se non gratitudine per l’esperienza vissuta e nei confronti del popolo americano per avermi ascoltato con imparzialità prima di decidere che il senatore Obama e il mio vecchio amico, il senatore Joe Biden, avrebbero dovuto avere l’onore di guidarci per i prossimi quattro anni.
Non sarei un americano degno di questo nome se dovessi rimpiangere un destino che mi ha concesso lo straordinario privilegio di servire questo paese per mezzo secolo. Mezzo secolo. Oggi, ero candidato alla carica più alta del paese che amo così tanto. E stanotte resto suo servitore. Questa è una benedizione sufficiente per chiunque, e ringrazio i cittadini dell’Arizona per questo.
Stanotte, più che ogni altra notte, il mio cuore non racchiude altro che amore per questo paese e per tutti i suoi cittadini, che abbiano sostenuto me o il senatore Obama. Auguro buona fortuna all’uomo che è stato il mio avversario e che sarà il mio presidente.
E chiedo agli americani, come spesso ho fatto durante questa campagna, di non disperare per le nostre difficoltà attuali, ma di credere, sempre, nella promessa e nella grandezza americane, perché nulla qui è impossibile..
Gli americani non mollano mai, non ci arrendiamo mai. Non ci nascondiamo mai dalla storia. Noi facciamo la storia.
Grazie, che Dio vi benedica, e che benedica l’America."
Amici miei, siamo giuntialla fine di un lungo viaggio. Il popolo americano si è espresso, e lo ha fatto chiaramente. Poco fa, ho avuto l’onore di chiamare il senatore Barack Obama per fargli le mie congratulazioni per la sua elezione a prossimo presidente del paese che entrambi amiamo.In una sfida lunga e difficile come è stata questa campagna elettorale, il suo successo da solo merita il mio rispetto per la sua capacità e la sua perseveranza. Ma il fatto che sia riuscito a fare questo suscitando le speranze di così tanti milioni di americani che una volta credevano erroneamente di contare poco o di avere poca influenza nell’elezione di un presidente americano è qualcosa che ammiro profondamente e mi complimento con lui per averlo raggiunto.
Questa è un’elezione storica e io riconosco il significato speciale che ha per gli afroamericani, e l’ orgoglio particolare che devono provare stanotte.
Ho sempre creduto che l’America offrisse opportunità a tutti coloro che hanno operosità e volontà di coglierle. Anche il senatore Obama lo crede. Ma tutti e due riconosciamo che, anche se abbiamo fatto molta strada dalle vecchie ingiustizie che un tempo macchiavano la reputazione della nostra nazione e negavano ad alcuni americani la piena benedizione della cittadinanza americana, i ricordi di esse avevano ancora il potere di ferire.
Un secolo fa, l’invito a cena alla Casa Bianca del presidente Theodore Roosevelt a Booker T. Washington fu preso come un oltraggio da molti. L’America oggi è lontanissima dalla crudele e altezzosa intolleranza di quei tempi. Non c’è prova migliore di ciò dell’elezione di un afroamericano alla presidenza degli Stati Uniti. Non lasciamo che ci siano ragioni per qualsiasi americano per non avere a cuore la cittadinanza in questa nazione, la più grande della terra.
Il senatore Obama ha raggiunto un grande traguardo per sé stesso e per il suo paese. Io lo applaudo per questo e gli offro le mie sincere condoglianze perchè la sua amata nonna non ha vissuto abbastanza da poter vedere questo giorno. Anche se la nostra fede ci assicura che sta riposando alla presenza del suo Creatore e che sia molto orgogliosa dell’uomo che ha aiutato a crescere.
Il senatore Obama ed io abbiamo avuto le nostre differenze e ne abbiamo discusso, e lui ha prevalso. Non c’è dubbio che molte di queste differenze rimangano. Questi sono tempi difficili per il nostro paese. E io gli prometto stanottedi fare tutto ciò che è in mio potere per aiutarlo a guidarci attraverso le tante sfide che dobbiamo affrontare.
Esorto tutti gli americani che mi hanno sostenuto a unirsi a me non soltanto nel congratularsi, ma offrendo al nostro prossimo presidente la nostra buona volontà e i più sinceri sforzi per trovare modi per riunirci al fine di trovare i compromessi necessari per colmare le nostre differenze e aiutare a ristabilire la nostra prosperità, difendere la nostra sicurezza in un mondo pericoloso e a lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un paese più forte e migliore di quello che abbiamo ereditato.
Qualsiasi siano le nostre differenze, siamo concittadini americani. E vi prego – credetemi - quando dico che nessuna associazione di parole ha mai significato di più per me di quella.
È naturale stasera provare delusione. Ma domani dobbiamo andare oltre e lavorare insieme per far sì che il nostro paese vada ancora avanti. Abbiamo lottato, abbiamo lottato duramente quanto abbiamo potuto.
E se anche ci sentiamo giù, il fallimento è mio, non vostro.
Sono profondamente grato a tutti voi per il grande onore che mi avete concesso con il vostro sostegno e per tutto quello che avete fatto per me. Avrei voluto che il risultato fosse stato diverso, amici miei. La strada è stata difficile fin dall’inizio, ma il vostro sostegno e la vostra amicizia non hanno mai vacillato. Non posso esprimere in modo adeguato quanto vi sono profondamente debitore.
Sono in maniera particolare grato a mia moglie Cindy, ai miei figli, alla mia cara madre, a tutta la mia famiglia e tutti i vecchi e cari amici che sono stati al mio fianco attraverso tutti i molti sali e scendi di questa lunga campagna. Sono sempre stato un uomo fortunato, e non lo sono stato mai così tanto grazie all’amore e all’incoraggiamento che mi avete dato
Lo aapete, le campagne spesso sono più dure per la famiglia del candidato che per il candidato stesso, e così è stato per questa campagna. Tutto quello che posso offrire come risarcimento sono il mio amore e la mia gratitudine e la promessa di sereni anni a venire.Sono anche, naturalmente, molto grato alla governatrice Sarah Palin, una delle migliori candidate che abbia mai visto e una nuova voce di peso nel nostro partito per le riforme e i principi che sono sempre stati la nostra forza più grande. Sono grato a suo marito Todd, ai loro cinque bellissimi figli per la dedizione instancabile alla nostra causa e per il coraggio e l’eleganza che hanno mostrato nella baraonda di una campagna presidenziale. Possiamo guardare tutti con grande interesse al servizio che Sarah Palin renderà in futuro all’Alaska, al Partito repubblicano e al nostro paese.
A tutti i miei compagni della campagna elettorale , da Rick Davis a Steve Schmidt e Mark Salter, fino all’ultimo volontario che ha combattuto così duramente e valorosamente, mese dopo mese, in quella che in alcuni momenti è sembrata la campagna più combattuta dei tempi moderni: vi ringrazio tantissimo. Un’elezione persa non significherà mai per me più del privilegio della vostra fiducia e della vostra amicizia.
Non so che cos a avremmo potuto fare di più per cercare di vincere queste elezioni. Lo lascerò decidere ad altri. Ogni candidato commette degli errori, e io sono sicuro di aver fatto la mia parte di sbagli. Ma non passerò un attimo del mio futuro a rimpiangere quello che avrebbe potuto essere.
Questa campagna è stata e rimarrà il grande onore della mia vita, e il mio cuore è pieno di null’altro se non gratitudine per l’esperienza vissuta e nei confronti del popolo americano per avermi ascoltato con imparzialità prima di decidere che il senatore Obama e il mio vecchio amico, il senatore Joe Biden, avrebbero dovuto avere l’onore di guidarci per i prossimi quattro anni.
Non sarei un americano degno di questo nome se dovessi rimpiangere un destino che mi ha concesso lo straordinario privilegio di servire questo paese per mezzo secolo. Mezzo secolo. Oggi, ero candidato alla carica più alta del paese che amo così tanto. E stanotte resto suo servitore. Questa è una benedizione sufficiente per chiunque, e ringrazio i cittadini dell’Arizona per questo.
Stanotte, più che ogni altra notte, il mio cuore non racchiude altro che amore per questo paese e per tutti i suoi cittadini, che abbiano sostenuto me o il senatore Obama. Auguro buona fortuna all’uomo che è stato il mio avversario e che sarà il mio presidente.
E chiedo agli americani, come spesso ho fatto durante questa campagna, di non disperare per le nostre difficoltà attuali, ma di credere, sempre, nella promessa e nella grandezza americane, perché nulla qui è impossibile..
Gli americani non mollano mai, non ci arrendiamo mai. Non ci nascondiamo mai dalla storia. Noi facciamo la storia.
Grazie, che Dio vi benedica, e che benedica l’America."
giovedì 6 novembre 2008
Al ritmo di sette ottavi
| Dove | Milano Città Studi |
| Quando | 6/11/2008 |
| Con chi | in tanti |
LUCA R: "Torniamo alle cose pratiche... E se devo essere io a dirvelo..."
And the winner is...
Tralasciando il rescoconto di Luca sulle sue birre in compagnia,
commento brevemente l'epilogo di queste elezioni americane, presentate in maniera estremamente faziosa dai nostri organi di "informazione".
E' successo quello che in fondo tutti ci si aspettava, essendo i sondaggi americani più credibili di quelli nostrani, ha vinto Obama vittoria meritata per come ha saputo presentarsi durante la campagna elettorale. Tralasciando inutili questioni legate al colore della sua pelle, che hanno portato molta gente a simpatizzare per lui (e un gruppo più o meno folto di idioti benpensanti nostrani a sostenere che se non avesse vinto sarebbe stata la riprova del fatto che il paese più multietnico della terra è in realtà razzista...ma va bhe quando il cervello non lo usi mai, poi di cazzate ne dici tante), vorrei citare non testualmente una intervista di Dan Peterson (indimenticato coach dell'Olimpia Milano), il quale afferma che, in un momento estremamente difficile nella storia americana e mondiale, invece di scegliere un uomo di esperienza come McCain gli elettori hanno voluto un cambiamento, un giovane che ha promesso grandi cose in questa campagna elettorale, che ha saputo porsi estremamente bene di fronte al pubblico, ma ora (da Gennaio) dovrà tenere fede a quanto promesso, saranno solo i fatti a parlare, non si potrà più dire che non gli si dà credito solo perchè non è bianco...il vero cambiamento non è avere un nero alla Casa Bianca, il vero cambiamento sarà quello che riuscirà a portare e qui non basterà porsi bene davanti agli elettori.
Il grande dubbio è come un uomo così giovane riuscirà a porsi in politica estera "contro" vecchi lupi della politica internazionale, europea e non, e soprattutto se avrà la capacità di circondarsi di collaboratori utili e magari "ingombranti", anche a costo di essere parzialmente messo in ombra da questi, o se preferirà, come già successo altre volte, circondarsi di gente mediocre per non veder "ridotta" la propria immagine pubblica.
Detto questo staremo a vedere...
commento brevemente l'epilogo di queste elezioni americane, presentate in maniera estremamente faziosa dai nostri organi di "informazione".
E' successo quello che in fondo tutti ci si aspettava, essendo i sondaggi americani più credibili di quelli nostrani, ha vinto Obama vittoria meritata per come ha saputo presentarsi durante la campagna elettorale. Tralasciando inutili questioni legate al colore della sua pelle, che hanno portato molta gente a simpatizzare per lui (e un gruppo più o meno folto di idioti benpensanti nostrani a sostenere che se non avesse vinto sarebbe stata la riprova del fatto che il paese più multietnico della terra è in realtà razzista...ma va bhe quando il cervello non lo usi mai, poi di cazzate ne dici tante), vorrei citare non testualmente una intervista di Dan Peterson (indimenticato coach dell'Olimpia Milano), il quale afferma che, in un momento estremamente difficile nella storia americana e mondiale, invece di scegliere un uomo di esperienza come McCain gli elettori hanno voluto un cambiamento, un giovane che ha promesso grandi cose in questa campagna elettorale, che ha saputo porsi estremamente bene di fronte al pubblico, ma ora (da Gennaio) dovrà tenere fede a quanto promesso, saranno solo i fatti a parlare, non si potrà più dire che non gli si dà credito solo perchè non è bianco...il vero cambiamento non è avere un nero alla Casa Bianca, il vero cambiamento sarà quello che riuscirà a portare e qui non basterà porsi bene davanti agli elettori.
Il grande dubbio è come un uomo così giovane riuscirà a porsi in politica estera "contro" vecchi lupi della politica internazionale, europea e non, e soprattutto se avrà la capacità di circondarsi di collaboratori utili e magari "ingombranti", anche a costo di essere parzialmente messo in ombra da questi, o se preferirà, come già successo altre volte, circondarsi di gente mediocre per non veder "ridotta" la propria immagine pubblica.
Detto questo staremo a vedere...
mercoledì 5 novembre 2008
L'Emiliano, il Siculo, il Mezzosangue
| Dove | Milano Città Studi |
| Quando | 5/11/2008 |
| Con chi | Came e Mario |
CAME: "L'altro giorno ci siamo fatti una birra e sono venuti tutti tranne Bruno. Ecco perché sono giorni e giorni che piove."
lunedì 3 novembre 2008
McCain o Obama?
Non mi sta simpatico Obama, perché è un "bravo" politico, cioè un demagogo, ma ha saputo giocare la maggior parte delle sue carte. In Italia poi si è ignorato (o quasi) il candidato dell'avversa fazione politica, John McCain. Ancora una volta ci hanno presentato quello che volevano, come diceva il buon Clex: mediocrità ed inesattezze. Ma stavolta si passa ai fatti e le campagne americane di bandierine e palloncini sono finite lasciando il posto all'election day.
Universitas
Alcuni link per capire qualcosa di più sulla situazione universitaria:
Un articolo per capire la strumentalizzazione della protesta
La situazione vista da alcuni studenti
Vista dal Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio
Vista da Lista Aperta al Politecnico
Lettera aperta del Rettore del Politecnico di Milano
Cosa ci capisco io? Capisco che la situazione da parte del governo non può essere vista anzitutto come un problema economico, ma non capisco le proteste volte a difendere uno status quo tutt'altro che ottimale.
L'Università poggia gran parte su sprechi e baronie che vanno sradicati. In questo servirebbe il coraggio di osare di più e di premiare l'eccellenza, occorrerebbe difendere la posta in gioco, che è il futuro delle persone, in un modo o nell'altro. Che un governo ci abbia provato è encomiabile. Ma da qui ad esserci riusciti la strada è lunga... Non credo che la soluzione sia azzuffarsi in piazza Navona né organizzare slogan e scioperi. Credo che la soluzione passi anche dai tagli, ma non credo che si possa pensare di aver già risolto qualcosa, né di averlo fatto nel modo migliore.
Il presente blog non ha alcuna affiliazione con i siti linkati.
Un articolo per capire la strumentalizzazione della protesta
La situazione vista da alcuni studenti
Vista dal Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio
Vista da Lista Aperta al Politecnico
Lettera aperta del Rettore del Politecnico di Milano
Cosa ci capisco io? Capisco che la situazione da parte del governo non può essere vista anzitutto come un problema economico, ma non capisco le proteste volte a difendere uno status quo tutt'altro che ottimale.
L'Università poggia gran parte su sprechi e baronie che vanno sradicati. In questo servirebbe il coraggio di osare di più e di premiare l'eccellenza, occorrerebbe difendere la posta in gioco, che è il futuro delle persone, in un modo o nell'altro. Che un governo ci abbia provato è encomiabile. Ma da qui ad esserci riusciti la strada è lunga... Non credo che la soluzione sia azzuffarsi in piazza Navona né organizzare slogan e scioperi. Credo che la soluzione passi anche dai tagli, ma non credo che si possa pensare di aver già risolto qualcosa, né di averlo fatto nel modo migliore.
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E tre!
Terzo gradito membro del blog è il maceratese-gessatese-norvegese Lions il quale per ora, purtroppo, non ci compiacerà con suoi post, in quanto infastidito dalla vittoria di Hamilton e dalla classifica della Serie A...
sabato 1 novembre 2008
Una birra (a testa) in (almeno) 2
Colgo al volo l'invito del caro Luca ad unirmi a lui come autore di questo blog, intanto perchè il mio personale non l'ho più utilizzato e poi perchè a fare le cose con gli amici vengono meglio.
Un breve appunto, il mondo di oggi è terribilmente dominato dai media, una volta si cercava la notizia e dopo averla accuratamente verificata si passava a diffonderla. Oggi invece la concorrenza che c'è ovunque, e per fortuna che c'è, si è estesa anche ai mezzi di informazione, dando il via a un fenomeno quantomeno singolare. La corsa alla notizia, non importa più che sia vera o falsa, che l'apparenza iniziale sia poi verificata del tutto priva di fondamento, bisogna dare la notizia, incompleta e piena di supposizioni, subito, altrimenti arriva un altro e ti "frega". Per cui assistiamo a un can can di notizie che spesso esplodono in una bolla di sapone quasi sempre in cronaca nera perchè è quella che fa più impressione, per cui per un uomo che muore in ospedale subito si tira in ballo la malasanità, per un morto sul lavoro subito si ipotizzano manette pronte a scattare per il datore di lavoro schiavista che non tiene alla sicurezza dei propri operai, e via dicendo...poi quando queste notizie di rivelano infondate semplicemente vengono "dimenticate", e si passa alla nuova notizia del giorno, che sarà ancora più ecclatante e rumorosa...in una escalation di mediocrità e inesattezze senza limiti...
"questa è l'epoca del quinto potere..." cantavano Gente Guasta nel 2001...e a ragione.
Un breve appunto, il mondo di oggi è terribilmente dominato dai media, una volta si cercava la notizia e dopo averla accuratamente verificata si passava a diffonderla. Oggi invece la concorrenza che c'è ovunque, e per fortuna che c'è, si è estesa anche ai mezzi di informazione, dando il via a un fenomeno quantomeno singolare. La corsa alla notizia, non importa più che sia vera o falsa, che l'apparenza iniziale sia poi verificata del tutto priva di fondamento, bisogna dare la notizia, incompleta e piena di supposizioni, subito, altrimenti arriva un altro e ti "frega". Per cui assistiamo a un can can di notizie che spesso esplodono in una bolla di sapone quasi sempre in cronaca nera perchè è quella che fa più impressione, per cui per un uomo che muore in ospedale subito si tira in ballo la malasanità, per un morto sul lavoro subito si ipotizzano manette pronte a scattare per il datore di lavoro schiavista che non tiene alla sicurezza dei propri operai, e via dicendo...poi quando queste notizie di rivelano infondate semplicemente vengono "dimenticate", e si passa alla nuova notizia del giorno, che sarà ancora più ecclatante e rumorosa...in una escalation di mediocrità e inesattezze senza limiti...
"questa è l'epoca del quinto potere..." cantavano Gente Guasta nel 2001...e a ragione.
venerdì 31 ottobre 2008
Una birra in compagnia
| Dove | Milano |
| Quando | 29/10/2008 |
| Con chi | Bronco |
IO: "A me dispiace moltissimo per lui."
Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca
Davvero un bel lavoro il giornalista, quasi quanto il politico... Ormai non basta più raccontare inesattezze. Ormai serve raccontare fandonie... Mi riferisco alla questione scuola e alla questione università che campeggiano nei titoli di giornali cartacei e televisivi. Si dice assolutamente tutto e il contrario di tutto. Si confonde il decreto sulla scuola con gli articoli della legge 133 che parlano dell'Università, ma qui si potrebbe invocare la buona fede. Si parla di atto folle per l'introduzione del maestro unico (che buona parte degli italiani sopra i 20 anni ha avuto) e del grembiule (idem). In Università ci sono gli inauditi blocchi del turn-over e i tagli all'FFO (ma erano idee di Mussi). I manifestanti sono centinaia, migliaia, milioni per Santoro. Nel frattempo Veltroni promuove un incontro di piazza pubblicizzandolo con una foto della folla del Papa in piazza san Pietro, Bertinotti e la sua compagine extraparlamentare fa capolino sperando si torni al '68, Casini si tiene al centro dicendo ovvietà.
Cosa può capire la gente da un'informazione del genere?
Forse bisognerebbe capire che nell'Università il Nuovo Ordinamento (DL 509/99) ha portato il proliferare degli insegnamenti per accontentare i docenti, che non è poi così falso che negli ultimi anni sono fioriti nuovi corsi di laurea, che le sedi distaccate, le succursali, le sedi esterne e i poli regionali non sono sempre così utili.
Forse bisognerebbe dire che in tutto ciò le Scuole Superiori non dovrebbero scioperare perché non c'entrano un gran che in tutta la vicenda.
Forse bisognerebbe pensare ai figli prima che ai posti di lavoro, e i figli alle elementari hanno bisogno nella scuola di un riferimento e di un'autorità che è sempre stato UN maestro.
Non è che io sia d'accordo con tutto ciò che è stato fatto con questi provvedimenti né che il Ministro Gelmini abbia bisogno di mie apologie politiche. Solo che... ma è possibile capirci qualcosa, nonostante i giornalisti raccontino il contrario della verità?
Cosa può capire la gente da un'informazione del genere?
Forse bisognerebbe capire che nell'Università il Nuovo Ordinamento (DL 509/99) ha portato il proliferare degli insegnamenti per accontentare i docenti, che non è poi così falso che negli ultimi anni sono fioriti nuovi corsi di laurea, che le sedi distaccate, le succursali, le sedi esterne e i poli regionali non sono sempre così utili.
Forse bisognerebbe dire che in tutto ciò le Scuole Superiori non dovrebbero scioperare perché non c'entrano un gran che in tutta la vicenda.
Forse bisognerebbe pensare ai figli prima che ai posti di lavoro, e i figli alle elementari hanno bisogno nella scuola di un riferimento e di un'autorità che è sempre stato UN maestro.
Non è che io sia d'accordo con tutto ciò che è stato fatto con questi provvedimenti né che il Ministro Gelmini abbia bisogno di mie apologie politiche. Solo che... ma è possibile capirci qualcosa, nonostante i giornalisti raccontino il contrario della verità?
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lunedì 13 ottobre 2008
La vita non va mai come deve andare
O meglio la vita non va mai come hai in mente che debba andare. Poi che questo sia un bene o un male ancora non so. So per certo che da alcune situazioni evidentemente negative qualcosa di buono ce l'ho tirato fuori... Ma non so ancora bene se un laureato conta più di un cantante...
venerdì 10 ottobre 2008
I don't give a damn
Cambio vita, cambio blog, cambio stile.
E tante volte una birra in compagnia dice molte più cose di mille parole.
E tante volte una birra in compagnia dice molte più cose di mille parole.
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